IL MIO LAVORO:
Mi chiamo Francesca Maria Barra. (Maria solo in chiesa, quindi Francesca Barra punto).
Sono nata nella mia splendida Itaca, ovvero Policoro, in Basilicata. (sapete dov è, vero?). In arte e per qualcuno da Francesca sono diventata Jo. Almeno dall'inizio della mia seconda vita. Mi piace pensare che possa reinventarmi altre 100, mille volte. Ho l'età giusta e, per la prima volta, sento di essere perfino nel momento giusto.
Sono una giornalista professionista da quando ho 22 anni ed era esattamente ciò che immaginavo per me, durante tutte le notti di san lorenzo che io ricordi. Quelle in cui le stelle cadono, tutti in spiaggia si baciano ed io esprimevo i miei sogni dal balcone perchè mia madre non mi ha mai fatto dormire fuori. Almeno fino a quando non sono andata a vivere da sola, a Roma, a 18 anni. Continuo a risiedere nella capitale.
Ho condotto vari programmi televisivi: documentari (sky e la7), programmi di cucina (sky), omnibus (la7), programmi di calcio (la7), cominciamo bene prima con Pino Strabioli (rai3), sono stata autrice di vari programmi e attualmente lavoro al tg di la7.
Amo cucinare, suono country e anche un pò di tutto. Se mi dovessi reincarnare or ora sarei una di quelle fotografe in tempo di guerra che mollano tutto e fanno le reporter.
Scrivo commedie per il teatro e libri. Non mi aspettare, in libreria dal 27 agosto, A casa di jo- in cucina in tacchi a spillo, da novembre- editi da Aliberti.
Ho pubblicato a giugno del 2007: la ragazza che amava la pioggia, i tulipani e me.
Nel 2010 saranno pubblicati i miei racconti per bambini.
LA MIA VITA:
Perdo tutto ciò che è doppio: calze, guanti, occhiali da sole (vabbè il doppio sono le lenti), perfino scarpe, orecchini, certo!
La musica in auto l'ascolto solo "a palla" ed amo da morire viaggiare in macchina.
Sono perdutamente innamorata della costiera, della campagna e poi delle metropoli. Del sushi, dei carboidrati, delle mie ricette inventate, delle fate, dell'argento e dell'oro. Del mare in inverno, delle vasche, del mio maltese Satine.
Non amo le vie di mezzo, il dolce mescolato all'amaro...
Credo nel potere della fantasia, delle parole, mi commuovo solo davanti ai film o se ascolto una bella canzone.
Ho un figlio di tre anni. il mio prolungamento d'eternità.
Ah, ho scritto tre libri, mentre lavoravo, cucinavo, allattavo o portavo il bimbo a spasso. Rigorosamente in tacchi alti. Anche qui non amo le mezze misure. o altissime o raso terra.
I tacchi e le passioni.
Credo nell'amicizia, nei testi di Joni Mitchell, di Vinicio Capossela e Samuele Bersani, nelle dita di un compositore, in chiunque mi abbia amata, nell'eleganza di alcune arti marziali, in me.
Amo il rumore delle lame sul ghiaccio, i fuochi d'artificio (ma che tristezza quando spariscono). Il sole e il mare (che triste la montagna). Amo il cappuccino del bar benaco, i suoi cornetti caldi, le zucchine, la pizza, le fotografie di Henri Cartier Bresson, il jazz, il country, l'aceto corposo, l'odore della pioggia, mio figlio quando mi dice che sono bellissima.
Il giorno più felice della mia vita l'ho trascorso in Africa, in Kenya.
Fotografo in bianco e nero con un obiettivo che ti penetra nella pelle e senza di lui non sento la morsa allo stomaco.
Per me è essenziale il colpo di fulmine.
Sono costante, sono allegra, ottimista. Amo il tlin tlin degli scaccia guai giapponesi che si appendono alla finestra. La mattina sembro cocainomane, perchè sono entusiasta e superattiva. Ma non mi sono mai drogata, soprattutto su preghiera dei miei amici e colleghi che mi trovano già abbastanza euforica da sola.
I miei panorami più belli: dal mio terrazzo condominiale romano, ad Anglona, il luogo più bello al mondo, dalla terrazza di Capri, a New York, dalle torri gemelle una settimana prima che crollassero, da un terrazzo di Milano, con vista sul Duomo, da Loreto, mentre bevevo mojito sulla piazzetta messicana, dalla finestra di Policoro, prima che i vicini costruissero una casa alle spalle. Soffro di vertigini. Qualche volta.
ho paura di volare, ma volo ugualmente. Qualche volta.
Ho una passione per le scarpe. Ne compro due o tre al mese (di paia) e ne ho per ora più di 220.
Porto gli orecchini, meno volentieri le collane.
Ho una sorella, Evita e un fratello Vittorio. Entrambi lontani.
Ho fatto corsi alla holden di poesia e musica e di sceneggiatura. Torino è magica.
Se dovessi sparire sceglierei pantelleria.
Non si sa mai... non doveste sentirmi per un pò, sapreste dove trovarmi...
Da piccola divoravo libri di poesie, nel senso che le scrivevo e piangevo. a 7 anni ho scritto il mio primo romanzo: il desiderio di Lorin.
Piangevo e dicevo ai miei che se mi commuovevo da sola voleva dire che funzionava come storia.
Non fumo, bevo vino rosso o bollicine.
Mi piace tirare la sfoglia e la farina che vola e si posa sul mio viso.
Mia nonna che mi ha insegnato a fare i tortellini a Bologna e il potere del matterello.
Ho qualche segreto, non ricordo i compleanni di nessuno, perchè non so mai che giorno sia.
Adoro il mio lavoro, lavorare a maglia e il caminetto se ci fosse...(mi piaceva come immagine, no?)
Questa, per ora, è la sintesi di Francesca...